“Furono accesi i fuochi del  bivacco. Veramente l’espressione è più pittoresca della realtà.  In Mongolia manca ogni specie di combustibile vegetale, e gli abitanti utilizzano dello sterco di cammello, debitamente seccato al sole.

sopraggiunsero tre mongoli a cavallo.  Li avevamo incontrati e sorpassati qualche ora prima. Uno di loro, un giovane dalle forme atletiche, era vestito di seta paonazza, con un cappello a punta di seta gialla ricamata, ed aveva l’aria di un capo.  Discesero di sella, misero le pastoie ai cavalli, distesero dei tappeti vicino a noi, accesero il fuoco con quel tal combustibile che sapete, e si accovacciarono. 

Il giovane dall’abito di seta si appressò a noi, facendo gran segni di saluto, sorridendo, e mostrando una infantile curiosità per ogni oggetto che vedeva. Ingaggiò una conversazione attiva ma misteriosa, durante la quale facevamo degli sforzi eroici per comprenderci scambievolmente. Per fortuna Borghese possedeva un grazioso manoscritto contenente qualche centinaio di parole mongole con la loro traduzione, e riuscimmo a capire: che il nostro interlocutore era realmente un capo, che saremmo passati vicino al suo villaggio, e che egli ci invitava a fermarci nella sua casa…. i mongoli nostri vicini si erano addormentati intorno al fuoco spento; ad essi se ne era aggiunto un altro, arrivato sopra un cammello, e la bestia gibbosa, accovacciata e immobile, si profilava sull’ultimo chiarore dell’Occidente e assumeva una grandiosità monumentale, come quei giganteschi cammelli di pietra che adornano le tombe dei Ming. Preparammo i nostri giacigli sotto la tenda …. quando ci alzammo trovammo che i mongoli erano partiti.   … poi ci mettemmo a raccogliere gli oggetti dispersi attorno alla tenda, sull’erba.  Mi accorsi della mancanza di varie piccole cose, di un coltello, di un bicchiere d’argento, di un necessaire da caccia. I predoni, si reputarono soddisfatti del possesso delle cartucce, del bicchiere, del coltello, e degli altri piccoli oggetti rubati, si tennero al largo. E noi imparammo ad essere più guardinghi verso gli ammiratori “.   (Da Pechino a Parigi – 96 illustrazioni fotografiche -reimpressione de La metà del mondo vista da un’automobile.  – Luigi Barzini)

La memoria mi riporta un incontro assai simile nella liturgia ma diverso nei fatti.  Stavo risalendo una delle infinite valli degli Altai, quella col nome di Bodonch, partito da uno dei tanti villaggi di nome Bulgan presenti in Mongolia.  Questo Bulgan si trova a pochi km dal confine  uiguro.  Rocce metamorfiche  striate di bianco e nero accompagnavano la nostra salita nella valle verso un punto preciso.  Punto indicato dall’esimio prof. Busso del Dipartimento di Fisica e Astronomia di Torino per poter osservare al meglio l’eclisse totale di sole del 2008.  

Quando, spettacolare non meno di una eclisse totale, comparve ormeggiato nei pressi di una guanz assai misera, un magnifico camion Kamaz a sei ruote motrici. Per chi non avesse dimestichezza con i camion sovietici dico solo che si trattava di uno di quei camion che sfilavano sulla Piazza Rossa di Mosca, in piena guerra fredda, di fronte ad un accigliato Breznev negli  anni ‘70 del secolo scorso.  Eccolo lì, dopo anni gloriosi, dopo aver sfilato con testate nucleari di prima qualità, a fine carriera tra i monti Altai. Gli autisti erano due kazaki molto simili se non uguali ai cavalieri descritti da Barzini.  Li incontrai all’interno della guanz.  

Possedevo, allora, tra le mie scorte una cosa che accese la curiosità dei Kazaki del Kamaz.  Si trattava di una confezione di ananas inscatolata in tolla lucente.   L’ananas evaporò in un istante e i miei due nuovi amici vollero ripagarmi di tanta ospitalità con una manciata d’oro !   Si, d’oro !  Oro kazako, però.  L’oro kazako è semplice, cubica pirite.   Devo riconoscere che la cerimonia di consegna fu davvero sontuosa, sicuramente più apprezzata del dono quasi scintillante.  Mi dissi impossibilitato nel ricevere un  dono di tale magnificenza in cambio di un umile ananas, sebbene sciroppato.   Mi sarei accontentato di fare un giro sul Kamaz che dormiva là fuori.
Così funzionano gli incontri tra viaggiatori negli Altai.


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