Banchieri, speziali, maniscalchi, orafi, cartografi, esperti di tessuti, soldati, calzolai, veterinari, comandanti, osservatori silenziosi, astronomi, spietati e accoglienti, manichei, cavalieri, esperti di logistica, ambasciatori, matematici e politici, marinai, fonditori, gemmologi, esploratori, filosofi, pazienti e iracondi, meteorologi, a volte assassini, generosi, accorti, nuovamente pazienti ….

Questo et altre 1000 erano le caratteristiche di base del mercante veneziano o genovese lungo la Via della Seta. 

Il più in carriera è stato certamente Marco, anche se ci son tesi che affermano che non sia mai esistito. Meno conosciuto e forse persin più affilato di Marco, fu Francesco Pegolotti.

Francesco Pegolotti è stato per me fonte inesauribile di ispirazione durante tutta la mia carriera tra le steppe dell’Asia centrale.   

Pegolotti era contemporaneamente banchiere in Londra, “Ceo della ditta” De Bardi, esploratore, cartografo e probabilmente il primo autore della Lonely Planet.
Francesco fu contemporaneo di Giotto, fu lui a mostrare al pittore i Paiza, i lasciapassare del Gran Khaan. 

Le grafie mongole piacquero e incuriosirono  molto, tanto che furono usate come ornamenti delle vesti nell’affresco “S.Francesco davanti al Sultano” nella cappella De Bardi a Santa Croce in Firenze.
Più precisamente si tratta di grafie presenti sugli orli delle vesti di un religioso islamico che fugge la prova del fuoco.

Ecco allora come Maria Bellonci descrive le caratteristiche dei Polo, famiglia di mercanti, caratteri vincenti ancora oggi .      

Da : “ Marco Polo “  di  Maria Bellonci – editore BUR

“ Voglio dire che Marco riconobbe presto in Niccolò e Matteo i suoi maestri. Da loro, difatti, è disceso in lui l’istinto di saper vedere ampiamente e nei particolari, l’impassibilità di fronte a qualsiasi avvenimento e la calma bramosia di voler conoscere senza limiti: in ultimo e per primo, l’attitudine a considerare gli eventi nient’altro che eventi umani “. 

Chi oggi vuole fare business in Asia, deve, ripeto deve, aver tatuate queste parole, altrimenti solo naufragi.

Da : “ Marco Polo “  di  Maria Bellonci – BUR editore.

“ …. scelsero di propria volontà l’orientamento verso le regioni del Volga, sfidando blocchi guerreggianti ma poi non ce la fecero più a tornare indietro e si fermarono a Bolgàra dal Re Barca Kan; e a lui regalarono con uno slancio che era anche ingegnoso calcolo tutte le stupende pietre preziose nelle quali avevano investito i loro averi.  Il Re li aveva ricambiati con regali che compensavano al doppio il valore delle gemme.  A Bolgàra stettero un anno … “ 

“ … le guerre infittivano, ed essi dovettero stare tre anni in quella città, forse occupati a trafficare, ma certo studiando il paese, gli uomini, il commercio e soprattutto, scelta di genio, imparando le lingue orientali, sicuramente il persiano e il turco “. 

Pazienza e zero aspettative portano a grandi risultati . 
Ancora: 

“Continuamente, il Gran Signore domandava cose del loro mondo e anzitutto degli imperatori e dei re, e come facessero a governare con saggezza i loro stati e tutto di loro e delle loro faccende, del Papa e di come fosse la chiesa romana e ogni costumanza del popolo latino “.   

“ Matteo e Niccolò che conoscevano a perfezione la lingua tartaresca, risposero nel modo più veritiero e preciso …”  

“ … come dei savi, che è quasi aggettivo da filosofi, ma se non filosofi, erano osservatori abilissimi, e Kubilaj ascoltandoli, ebbe una idea all’imperiale: valersi di questo incontro inatteso in modo originale.  Si compie una vera operazione di cultura, quando il Gran Kan nomina i Polo suoi ambasciatori “.   

“ … l’affermarsi di quello spirito veneziano che tende all’universale. La prima qualità di questo spirito è una combinazione rara di intuizione e di oggettivazione, per essa si trova trasformata l’istintiva diffidenza che un uomo prova per tutti gli altri uomini in una tesa, acuta, instancabile attenzione che preannuncia una specie di guardinga possibile fratellanza“.   

Questo concentrato di abilità di pensiero che si risolve in capacità d’azione immediata si chiama Wu Wei. In Oriente Wu Wei è rappresentato da un animale che da noi non  è granché considerato : la gru.

La gru sta rilassata e attenta su una unica zampa. Non si muove come il giaguaro, non tende imboscate. Sta ferma sotto il sole, diventa invisibile alla rana che si dimentica di lei e le finisce tra i piedi. Ecco allora che con un gesto affilato e assoluto del becco, senza muovere altro, la gru si mangia la rana. Similmente in Oriente chi pratica il Wu Wei si mangia il pensiero altrui.

Pensiero istantaneo, così lo chiamiamo noi contemporanei disabituati a pensare, anche lentamente.
I Veneziani lo possedevano, ecco perché son andati così bene in Oriente,  nonostante  giocassero sempre in trasferta.  


Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo