Da : “ Marco Polo “  di  Maria Bellonci – ed. BUR

“ Il Patriarca di Venezia dice che Kubilaj è un mongolo, un infedele, e che la sua è una trappola per trucidare tutti i cristiani.

Abbiamo cercato di far capire quali scambi commerciali, quali ricchezze e quali profitti avremmo potuto portare a Venezia, a tutta la cristianità.

Credo soltanto che sarebbe bene conoscerli meglio questi mongoli e dar loro modo di conoscerci.

L’odio nasce dal non conoscersi, dall’ignoranza.  Aprire strade, gettare ponti favorire il passaggio delle merci e degli uomini con i loro pensieri nuovi e la diffusione del pensiero di Dio.

Il Gran Kan desiderava di avere un po’ di olio tolto dalla lampada che ardeva davanti al Santo Sepolcro; aveva saputo dalla moglie che quell’olio era un talismano … 

Il Gran Kan Kubilaj possedendo maggior terra del suo grande avo, progettava per questo suo regno immenso di allacciare relazioni commerciali e inclinava a stabilire vincoli di amicizia con il mondo occidentale.

… mio padre tirò fuori dalle tasche i passaporti del Gran Kan  ( Paiza ) e tutti videro le piastre d’oro oblunghe, con figurazioni di lettere indecifrabili, splendenti come emblemi sconosciuti .

Con i ministri del Gran Kan abbiamo fatto un disegno – riprese mio padre – durante la pace nell’immenso impero, tra due o tre anni sarà possibile aprire una rotta commerciale ben difesa contro i predoni, tra l’Europa e l’impero mongolo.

Vie terrestri, marittime da poter dare il passo al viaggio delle merci preziose… e Venezia diverrebbe così il più ricco fondaco del mondo !

Al Patriarca di Venezia l’ambasciata pareva sospetta!

Cosa può significare quest’offerta di pax mongolica quando da tutta la cristianità si invoca una nuova grande crociata dell’Occidente che distrugga per sempre gli idolatri mongoli e i saraceni?   

… mostrò alcuni rettangoli di carta con bollo mongolo e disse che con quelle carte si compravano e si vendevano merci nell’impero.  Ad ogni carta corrispondeva il suo equivalente in oro garantito dai forzieri imperiali.

I senatori risero, non riuscivano a capire.

Uno di essi, il più ottuso, bruciò una delle carte portate da mio padre e con aria di sarcasmo tirò fuori una moneta e la pose sul fuoco.  Solo l’oro è incorruttibile sentenziò. 

“ così avete bruciato venti libbre d’argento – lo ammonì, calmo, mio padre “.

Certo !  Gli inadeguati ci son sempre stati, certo si trovano quasi sempre in posizioni decisionali, certo. Fa parte del paradigma di prima, occorre saper accettare anche questo.

Mi vengono in mente le parole di un gran Maestro d’arco e frecce e pensiero, Kahlil Gibran : “la realtà dell’altro non è in ciò che ti rivela ma in quel che non può rivelarti …  se vuoi capirlo non ascoltare le parole che dice, ma quelle che non dice …  Tace in noi ciò che è vero, parla ciò che è acquisito. La verità bisogna conoscerla sempre, dirla a volte “.   

Mi permetto di aggiungere :  la verità va detta a pezzi.


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