“E da lassù per la prima volta vedemmo, simile ad un oceano, azzurro ed incerto nella limpidità dell’orizzonte, l’altopiano mongolo. Là ci aspettavano le immense praterie e il deserto.  Là era la fuga, la liberazione ….

La pianura mongola, con la sua apparenza da oceano, ha questo di singolare; di mostrarsi più alto delle più alte montagne.  Sembra gonfiata da una prodigiosa marea.  Essa è a 1500 metri di altitudine.  Si è osservato che la Cina è il paese dei controsensi; eccone uno, fantastico; le montagne in basso e le pianure in alto.  Al si sotto delle sconfinate praterie, si profilano i monti di Kalgan, con le torri dell’ultima Muraglia disseminate lungo le creste “. 
(Barzini L., Da Pechino a Parigi – 96 illustrazioni fotografiche –reimpressione de La metà del mondo vista da un’automobile).

Un detto cinese recita che la Grande Muraglia sia stata costruita per tener dentro i Cinesi e non fuori i Mongoli.  Diciamo che c’è del vero!  Provate a immaginare cosa volesse dire per un Cinese dell’est essere comandato a trasferirsi ai confini occidentali dell’Impero. 

Pari sofferenza potrebbe aver patito uno de’ Roma trasferito, che ne so, a Murazzano: ventosa muraglia naturale spartiacque tra Liguria e Piemonte.  La provincia Granda, appunto il confine dell’Impero. Casualmente anche la provincia dello Xinjiang è considerata la provincia Granda della Cina. Il problema serio della Grande Muraglia, non sono mai stati i muri e le torri di guardia, ma i guardiani.  

La vita di guarnigione era durissima per un soldato, e lo era anche per il suo generale che, se era finito lì, qualcosa doveva averlo pur combinato.  

Ma a guardare verso i prati infiniti della Mongolia potevano finire anche dei Principi, gente abituata agli agi imperiali. E cosa ci faceva gente di tal rango a mangiar la polvere del deserto?  Erano coloro che avevano tramato contro l’imperatore ma non potevano essere giustiziati a causa del lignaggio. 

Venivano sparati ai confini dell’impero per essere dimenticati. In effetti la cosa funzionava bene, non tornava più nessuno.

Un paio di volte, però uno di questi signori della guerra esiliati riuscì a far giungere a Xian la notizia terribile che i Mongoli avevano sfondato la muraglia e stavano arrivando. Una fake news,  una fake news sufficiente a mettere in crisi l’imperatore celeste. Vendetta di chi non sarebbe mai più tornato.


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