Da : “ Marco Polo “  di  Maria Bellonci – editore BUR

“ … uomini con la testa di cane, disse passando i fogli uno dopo l’altro;  donne mongole con tante mammelle,  leoni di tre colori,  unicorni e grifoni.

Matteo ci chiese di chi fossero quei disegni e ci assicurò che le donne mongole hanno solo due mammelle; di questo era proprio sicuro. I leoni esistevano, si …  unicorni ne avevano visti : bestioni enormi dalle zampe di maiale ( rinoceronti ),  grifoni no “.

Un mondo immaginario e fantastico è stato prodotto da mercanti, religiosi e avventurieri lungo la Via della Seta. 

La Via della Seta è stata fucina di numerose leggende come ad esempio quella del Prete Gianni, Joannes Presbiter. 

Anche nomi, luoghi e cose inesistenti come nel “Libro della conoscenza“ di autore spagnolo ignoto o ancora ne “Il libro delle maraviglie del mondo“ di  John de Mandeville .

I mercanti non avevano alcuna intenzione di condividere quanto conosciuto nei loro viaggi in Oriente, i religiosi avevano invece una forma mentis diversa e anche gli strumenti culturali per raccontare i loro viaggi, naturalmente con modifiche pro domo loro.

Il Papa genovese Innocenzo IV fu il primo a cercare un contatto con il Khan mongolo avendo anche in potenza l’intenzione di una conversione, quella dell’altro, naturalmente.

Si, ciao !

Probabilmente lì vanno ricercate le origini della leggenda del Prete Gianni, il cui regno oscillava tra India e steppe e che pure i portoghesi andarono a cercare a Lalibela in Etiopia.

Lalibela, ovvero “colui che mangia il miele“.    

Un miele bianco, bianco è il colore della purezza assoluta per i cristiani. 

Non si sarebbe potuta scavare una cattedrale nel granito rosso se non si fosse stati assolutamente puri di pensiero e di fede.  Non si sarebbe potuto scegliere un luogo così nascosto e aspro se non si fosse voluto proteggere e preservare nei millenni qualcosa di molto prezioso.

L’erudito Cantamessa, gran conoscitore di cose del Corno d’Africa e  residente da circa mezzo secolo a Korkor,  afferma che tutta Lalibela sia una riproduzione in scala di Gerusalemme. La sua teoria afferma che è stata costruita per divenire punto di rimembranza inscalfibile per i cristiani, esistere in eterno.

Questo miele spettacolare si trova della parte settentrionale dell’Etiopia, il Tigrai. È bianco e denso come la colla di pioppo che usavo alle elementari.  Non incollava granché,  ma aveva un odore ipnotico.  Molti della mia generazione si sono bruciati i neuroni con la colla bianca contenuta in barattoli blu col tappo giallo e lo scomparto per il pennellino all’interno.

Il miele in  quella parte dell’Etiopia lo fanno api grandi che vivono sulle acacie. Non solo è uguale alla colla, ma viene contenuto in bidoni di plastica dura, indovinate il colore ?  Blu. Solo il tappo non è giallo, un solo gradino sotto la perfezione.   

Anche il caffè etiope è spettacolare, ricordo che andavo sempre al Caffè Tomoca  in Addis.  Era pieno di borseggiatori, ti palpavano senza vergogna mentre bevevi.  Mi son alterato, si son offesi.  Mi spiegarono, dopo, che chi va lì si porta giusti i soldi per il caffè.  Chiedo scusa.

Molto meglio al caffè Vittoria all’Asmara, museo vivente dell’Italia pre baby-boom.

Lì hanno anche le paste. Consiglio vivamente le lingue di gatto.

Con disinvoltura onirica rientro in Asia ma prima mi appunto di scrivere del ristorante presso il Circolo degli Italiani ad Addis, maraviglia pure questo.  

Se stessi scrivendo una recensione per quelli di Tripadvisor, avrei solamente da lamentarmi del cancello all’entrata del circolo che esibisce due belle zebre rampanti, antico e decaduto simbolo di quella squadra di Torino con brutte maglie a righe di cui, ora, non rammento il nome.  

Superato a fatica questo impedimento, tutto il resto è spettacolare: dal menù tutto (gnocchi ai formaggi super),  alle poltrone di Basile in originale e lustro velluto verde.

Son di nuovo in Asia e mi aggancio a  Giovanni da Pian del Carpine, che  parte da Lione nel 1245  ad aprile e arriva a Kharhoriin – Mongolia  – il 22 luglio 1246.    Fermatosi nella capitale per alcuni mesi rientrerà in Occidente a novembre 1247 giusto in tempo per scrivere l’ “Historia Mongolorum“.  Oltre a note corrette su usi e costumi, anche lui non disdegna di descrivere cinocefali e pigmei. 

Re Luigi IX di Francia invierà Guglielmo da Rubruk nel 1253, anche lui francescano, si confronterà con i nestoriani a Kharhoriin sottolineando le profonde differenze di vita tra Occidente sedentario e Mongoli nomadi.

Questi due “Marines della Fede“ sono, a mio personale avviso, i principali responsabili dell’oceano di cazzate, depistaggi, offese e maldicenze circa i Mongoli e le loro usanze.  

Errori ed omissioni fedelmente  ricopiati e riportati nei secoli a venire da un esercito di scriba imbelli e con il culo tassellato alle loro scrivanie europee.

Mi son sfogato, ahhhhhh !!!!!


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