Non posso trattenermi dal girarmi e prendere il libro che sta sulla piccola libreria alle mie spalle in compagnia di tre pipe da oppio cinesi di epoca manciù ereditate da mia suocera.

Non tutti han avuto pessime suocere.

Si tratta del  “Marco Polo“, romanzo di  Maria Bellonci – editore BUR

Sentite cosa scrive.  Intanto buon compleanno Venezia e grazie per la spinta verso Oriente.

“Lo spirito di Venezia è argomento di tale arduo fascino che vorrebbe essere rintracciato in un lungo studio; e sarebbe uno studio a volte gloriosamente contraddetto, attraversato da grandi lampi quieti e inquieti. Solo per restare nel secolo di Marco, il Duecento, vedremmo Venezia impersonata da Enrico Dandolo alla conquista di Costantinopoli nel 1204.

Quel gran capo, il Doge, di novant’anni e di scarsa vista, non è nemmeno alla guerra che interpreta meglio il suo personaggio, ma nell’atto, dopo la vittoria, di rifiutare la dignità imperiale per non essere custodito dai suoi alleati che egli si riproponeva di custodire; e di scompartire, secondo un realismo dosato di robustezza, la parte spettante a Venezia della conquista; la quarta parte e mezza dell’Impero Romano“.

… Enrico Dandolo ci immette subito nel folto della vita veneziana, in quei secoli – dal 1100 a tutto il 1300 – che furono, come dice un illustre storico, l’età aurea del principato veneziano e nel quale agirono leggi fermentanti su basi fermissime e la capacità di portare nelle tante isole e isolette della città, con poca terra di appoggio sulla costa, parte della ricchezza del mondo, specie quella d’Oriente “.   

Ecco quello che videro i miei occhi, non capì il mio cervello, registrò il mio inconscio quel giorno di primavera freddo e ventoso di 45 anni fa.


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